… e immediatamente diventai sapiente

Le turbatissime visioni di Hildegard von Bingen

Sabato 2 settembre 2017, ore 18.00

Auditorium Santa Chiara, Sansepolcro

 

 
da un’idea di Federica Lotti
musica di Francesco Maria Paradiso
testo di Guido Barbieri

 

prologo
ALLE TACENTI STELLE
Ipazia,  àchranton àstron per flauto/voce e live electronics (2012)
di Luigi Sammarchi

 

Emanuela Faraglia voce recitante
Pamela Lucciarini soprano
Federica Lotti flauti e voce
Stefano Alessandretti programmazione e live electronics
Massimo Marchi live electronics e regia del suono
 
commissione Festival delle Nazioni
coproduzione AGON – Festival delle Nazioni

 

con il contributo di
CIDIM

 

con il patrocinio di
Regione Lombardia

 

 
Il giardino dei semplici, al tramonto, nel Convento di Rupertsberg.È un giorno di gennaio del 1152. Hildegard von Bingen, la badessa del convento, ha tra le mani una lettera. La firma, in calce, è quella di Heinrich von Mainz, il vescovo di Magonza. Le sue parole sono una condanna: l’indomani, all’alba, Richardis von Stade, l’allieva prediletta, la figlia spirituale, lascerà, dopo dodici anni, il monastero. Il fratello vescovo di Brema l’ha infatti nominata badessa al Convento di Bassum. È la notizia più dolorosa che Hildegard abbia mai ricevuto. La separazione da Richardis, che con lei ha condiviso ogni istante dell’esistenza, le strappa il cuore. Manca una sola notte alla partenza: Hildegard sa che non rivedrà mai più la sua giovane amica. E allora decide di affidarle ciò che ha di più prezioso. Il suo sapere.
 
Perchè Hildegard, oggi? Cosa ancora può rivelarci ed insegnarci la sua parabola umana e sapienziale?
Leggere la sua biografia densa di avvenimenti interiori e pubblici, intensa di patimenti e visioni, fa sgorgare in noi un’attrazione profonda: sentiamo che da lei possiamo attingere ricchezza e sacralità, come una fonte che ci mette in comunicazione con la concezione olistica di ogni creatura, per un equilibrio armonico fra mente, corpo e anima.
La preghiera, la dedizione all’osservazione, alla ricerca e allo studio, la profonda conoscenza di erbe e pietre come base terapeutica per guarire malattie e disagi, insieme ai canti sacri da lei composti celebrati dalle voci delle monache di cui Hildegard era badessa, i messaggi rivelati dalle visioni: tutto è volto a sorreggere la viriditas, il principio vitalistico che per Hildegard percorre la vita nel suo movimento. E l’opus cordis, il lavoro del cuore che tutto amalgama e ricompone.

Federica Lotti

 

Il pensiero di Hildegard von Bingen è una cometa.  C’è un nucleo incandescente,  fiammeggiante,  che si chiama Dio.  E poi infinite scie luminose che nascono da quel cuore bollente,  ma corrono via,  lontano,  verso la linea di confine dell’universo.  E queste scie hanno mille nomi,  forti e concreti:  piante,  fiori,  minerali,  animali,  visioni,  colori,  miniature,  sillabe,  parole,  lingua,  suono,  voce,  carmina. 
Che cosa possono cogliere dunque,  di questa galassia di idee,  la parola,  il suono,  la musica?  Solo cerchi concentrici,  aure di luce,  anch’esse disposte come in una delle visioni mistiche di Hildegard come anelli che salgono verso il cielo.

Guido Barbieri

 
Ho concepito un dramma della phonè (del suono e della parola) che tende a divenire un’opera di teatro elettroacustico. L’uso dell’elettronica, delle interazioni digitali, sia per i singoli personaggi sia per le relazioni fra il flauto solista, il soprano e la voce recitante, sonorizza la parola di Barbieri per proiettarla in diversi modi e nelle differenti dimensioni dello spazio acustico, elettroacustico, psichico, psicologico.
L’essenza musicale dell’opera è il tentativo di raggiungere nell’immediato, istante per istante, un’armonia che vince l’intelligenza.

Francesco Maria Paradiso